IL RE DEI COLLI TORTONESI

Scopriamo un vitigno autoctono
delle nostre colline, riportato in
produzione recentemente:
il Timorasso

Il Timorasso è un vitigno a bacca bianca, coltivato in provincia di Alessandria fin dall’antichità: se ne hanno testimonianze già nel XIV secolo, nel Trattato di agronomia di Pietro de’ Crescenzi, e nel Bollettino Ampelografico del Di Rovasenda, del 1885 che segnalava tale vitigno come il maggiormente coltivato nel Tortonese. Nel corso dei secoli è stato lentamente abbandonato a favore delle uve a bacca rossa più produttive e meno delicate come barbera e croatina. Dopo l’invasione della fillossera, le vigne di timorasso sono state quasi completamente sostituite. 

Negli anni ’80 alcuni vignaioli del tortonese, in primis Walter Massa, hanno deciso di riportarlo in vita, scommettendo sulle sue grandi potenzialità. Il timorasso ha trovato il suo habitat naturale sui Colli Tortonesi, nelle vallate Curone, Grue, Ossona e in Val Borbera, grazie a terreni argillosi chiari, con una buona componente calcarea. Predilige le esposizioni soleggiate e riparate dai venti, che ne consentono la migliore maturazione delle uve. Ha una produttività incostante, è molto sensibile ai marciumi e, durante le ultime fasi della maturazione, gli acini possono essere spesso attaccati da muffe.

Le sue uve sono piuttosto neutre, ma danno origine a un vino di grande struttura, capace di sviluppare aromi inimitabili. Di colore giallo paglierino, esprime eleganti toni floreali, mandorlati e una piacevole sapidità. Caratteristiche del vitigno sono le profonde note minerali e di pietra focaia, spesso accompagnate da sentori resinosi e di idrocarburi. La spiccata acidità conferisce al vino freschezza e grande longevità. L’affinamento in bottiglia favorisce l’evoluzione del timorasso verso aromi terziari più eleganti e complessi, con la prevalenza proprio dei toni minerali e di idrocarburo. Non abbiate timore a “dimenticarne” in cantina qualche bottiglia per una decina d’anni. Il tempo gioca a favore del timorasso, che saprà darvi grandi emozioni.

La produzione, ancora piuttosto limitata, ne fa un vino di nicchia.

Caratteri Morfologici

Germoglio: apice di colore bianco leggermente rosato, cotonoso; foglioline apicali (1-3) piegate a coppa, bianco verdastre con sfumature ramate, inferiormente cotonose; foglioline basali spiegate, di colore verde giallastro con sfumature ramate più o meno abbondanti; la quarta è inferiormente cotonosa; vi sono setole sulle nervature a partire dalla quinta fogliolina.

Tralcio erbaceo: a portamento eretto e sviluppo rapido; di colore verde o verde a sfumature rosse; tratto apicale eretto; viticci molto sviluppati e robusti.

Foglia adulta: grande, cuneiforme, con tre o cinque lobi; lembo bolloso, di colore verde chiaro con base delle nervature principali rosata, a profilo piano e margini involuti; denti pronunciati a margini rettilinei o concavo/convessi; seno peziolare aperto, nettamente a U; seni laterali superiori a U o a lira; pagina inferiore con lembo molto lanuginoso e nervature molto setolose (vellutate); picciolo robusto, rosato.

Grappolo a maturità: di media grandezza o medio-grande, a forma piramidale con due o tre ali, mediamente compatto o compatto; peduncolo medio-corto, robusto, verde, semilegnoso.

Acino: medio-grande, generalmente sferoidale, ma spesso deformato per via della compattezza del grappolo; buccia spessa, molto pruinosa, di colore giallo; polpa mediamente consistente, di sapore neutro.